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Un libro che mi sento di consigliare e che ho appena terminato di leggere è Cigni selvatici di Jung Chang.
Uno scritto per imparare facilmente la storia della Cina dall’inizio del ‘900 ai tempi più attuali, attraverso gli occhi di 3 generazioni diverse, eppure accomunate dallo stesso spirito coraggioso e fiero. 3 donne che fanno della propria vita un vero e proprio manifesto di libertà ed indipendenza. Per non dimenticare che la democrazia è un valore da non sperperare e rinnegare ma diversamente da preservare ad ogni costo!!
Aggiungo qui sotto la trama: La storia vera di “Tre figlie della Cina”: l’autrice, sua madre, sua nonna, le cui vite e le cui sorti rispecchiano un tumultuoso secolo di storia cinese, un’epoca di rivoluzioni, di tragedie e di speranze. Dal 1909, quando nasce la nonna di Jung Chang e la Cina è ancora una società feudale, al 1932, che vede, sotto l’occupazione giapponese, la nascita della madre, fino agli anni ‘60 quando tocca a Jung Chang il compito di vivere, riflettere e sopportare la realtà del Paese.

Lentamente muore

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco

e i puntini sulle “i”

piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle

che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno

di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore

davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore

chi non capovolge il tavolo,

chi e’ infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza

per l’incertezza per inseguire un sogno,

chi non si permette

almeno una volta nella vita

di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente

chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare;

chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o

della pioggia incessante.

Lentamente muore

chi abbandona un progetto

prima di iniziarlo,

chi non fa domande

sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde

quando gli chiedono

qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo

richiede uno sforzo

di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà

al raggiungimento

di una splendida felicita’.

(M.Medeiros)

Vorrei, un posto per me 
Anche se, non c’è. 
Un posto dove non c’è mai perchè 
Un posto che mi prende, 
Mi toglie, il male di vivere. 
Saltare senza riatterrare 
Dove tutti ridono 
E trovano, un posto per se. 
Vorrei, un posto per me 
Anche se, non c’è. 
Vorrei, un posto per me 
anche se, non c’è. 
Un posto dentro questo istante 
Un posto che mi sente, 
Mi accoglie, 
E non vuole niente. 
E ricomincio a respirare 
Mentre tutti vivono 
E trovano 
Un posto per se. 
Vorrei, un posto per me 
Anche se, non c’è. 
Vorrei, un posto per me 
Anche se, non c’è. 
E quante volte dovrò dire 
Che mi dispiace, ma devo andare, 
Vorrei restare, 
Per poter finalmente dire: 
<Quì è il posto per me.» 
Vorrei, un posto per me 
Anche se, non c’è. 
Vorrei, un posto per me 
Anche se, non c’è. 



RISCHIARE

Ridere è rischiare di apparire sciocchi.
Piangere è rischiare di apparire sentimentali.
Aprirsi ad un altro è rischiare di coinvolgersi.
Esporre i propri sentimenti è rischiare di mostrarsi pienamente.
Illustrare le proprie idee e sogni ad una folla è rischiare di perderle.
Amare è rischiare di non essere contraccambiati.
Vivere è rischiare di morire.
Sperare è rischiare la disperazione.
Provare è rischiare il fallimento.
Ma bisogna rischiare, perché il maggiore pericolo della nostra vita è di non rischiare nulla.
Chi non rischia nulla, non fa nulla, non è nulla.
Forse evita la sofferenza e il dolore, ma non può imparare, sentire, crescere, cambiare, vivere, amare.
Inchiodato al proprio atteggiamento, è schiavo.
Ha rinunciato alla propria libertà.
Solo colui che rischia è libero.(M.Barranca)

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